lunedì 11 febbraio 2008

IL RITORNO DEL MONNEZZA
**1/2
Con Claudio Amendola, Elisabetta Rocchetti, Enzo Salvi, Kaspar Capparoni. Regia di Carlo Vanzina ITA 2005 90 min.
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ITALIA 1- Ore 21:10
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Ok, oggi vi riciclo una mia recensione scritta per "Film"... buona lettura!!!

La leggenda vuole che nel 1976, sul set di Roma a mano armata, dove vestiva i panni del malvagio Gobbo, Tomas Milian avesse una brillante idea. Chiese al regista Umberto Lenzi se poteva aggiungere una battuta. Al benzinaio che gli chiedeva i soldi, il Gobbo domandava “Come ti chiami?” “La Pira Galeazzo” rispondeva l’uomo. Al ché il Gobbo: “A La Pira Galeazzo non c’ho ‘na lira e t’attacchi ar caz…”. A quella scena, come raccontò in seguito Milian “in sala ci fu un urlo, un boato di ilarità.”
Era nato er Monnezza. Anzi, non proprio. Come i cultori del genere certamente sanno “Er Monnezza” nasce ufficialmente ne Il trucido e lo sbirro, scritto da Dardano Sacchetti, che vede Milian ladro “buono”, con il nome di Sergio Marazzi, Monnezza per gli amici. La volgarità di Milian, unita al caustico doppiaggio di Ferruccio Amendola, aveva creato un personaggio impareggiabile.
“Er Monnezza” apparirà anche ne La banda del Gobbo, La banda del Trucido, e un tardivo Uno contro l’altro…praticamente amici, ma il personaggio creato da Tomas Milian sarà universalmente conosciuto come “Monnezza” al di là dei ruoli che interpreta, tutti più o meno uguali, tutti caratterizzati da una volgarità pesante e sfacciata.
Tra questi, i ben undici capitoli della saga del Maresciallo Nico Giraldi, emule romano di Serpico. La serie, diretta da Bruno Corbucci per varie produzioni (prima Galliano Juso, poi Cecchi Gori), parte da Squadra antiscippo del 1976 fino a Delitto al Blue Gay del 1983, ultimo epigono di un genere, il trash, che sembrava destinato a scomparire.
Ma il trash (ovvero spazzatura ovvero monnezza) vive, eccome, nei “nuovi” appassionati che, grazie ai continui passaggi televisivi hanno avuto modo prima di conoscere, poi di amare, questo “genere” disdegnato dai più all’epoca della sua uscita.
C’è stata dapprima la rivalutazione da parte di Veltroni, Fofi e Giusti. Poi, con l’arrivo del DVD, abbiamo assistito ad un’invasione di titoli che si credevano scomparsi e che coprono tutti i generi e sottogeneri: dal poliziottesco al decamerotico, dalla cine-sceneggiata al porno-nazi, dallo spaghetti-western al mondo-movie, e via dicendo.
Tomas Milian e il suo Monnezza sono diventati per Roma una leggenda. Le videocassette ed ora i DVD (spesso “non originali”) vanno a ruba nelle bancarelle e nei videostore della capitale.
Così, dopo anni di attesa, è finalmente arrivato il “sequel” che tutti aspettavano. Il problema è che Tomas Milian è tornato in America alle prese con importanti ruoli (Amistad, Traffic), e Ferruccio Amendola, Bombolo (Venticello) e Olimpia di Nardo (la signora Giraldi) sono nel frattempo scomparsi.
Cosa fare? Come nello sfortunato Shaft con Samuel L. Jackson ecco arrivare i figli di Giraldi e Venticello, qui rispettivamente Claudio Amendola ed Enzo Salvi, il “Cipolla” televisivo.
Rocky Giraldi, personaggio “nato” in Delitto a porta romana, prende così le redini in quest’avventura gialla che riecheggia i film di vent’anni fa. E per un attimo pensiamo che il miracolo sia riuscito. Ma dopo pochi minuti di visione il sogno sparisce.
Ci troviamo di fronte ad un “trash lavato con Dixan”, un film perfettino, perbene e patinato, a volte pure “buonista”, come quando Giraldi se la prende con dei ricconi rei di aver parcheggiato nel posteggio riservato ai disabili o quando soccorre gli “amici” extracomunitari. E non perde tempo poi a chiedere scusa dei pochi “Vaffa…” e “Caz…” che gli scappano ogni tanto. Insomma siamo lontani anni luce da quella gretta, pesante, ma spassosa volgarità che aveva contribuito al successo della saga originale.
Claudio Amendola non ha né la simpatica strafottenza di Milian né la stessa autoironia e si fa rubare spesso la scena da un divertente Enzo Salvi, e dalla sua collega, “coatta autentica”, Elisabetta Rocchetti.
La premiata ditta Fratelli Vanzina prosegue così la strada della rivalutazione del trash, iniziata qualche hanno fa con il non esaltante Febbre da cavallo – La mandrakata, sequel del film di Steno, un altro “cult” romano, e che si propone di proseguire con il seguito di Ecceziunale veramente, con il ritorno del “terrunciello” Diego Abbatantuono. Film che richiamano gli appassionati ma che finiscono per offrire uno spettacolo stantio, basti pensare ad altri non riusciti “tardi sequel” come I soliti Ignoti vent’anni dopo o Malizia 2000.
Non che questo Ritorno del Monnezza non ci regali qualche buona risata, ma mancano quelle battute “storiche” e di volgarità abissale che avevano caratterizzato la vecchia serie.
Disturba l’infarcire il film di forzati “Amarcord”, come l’apparizione di un imitatore di Bombolo nei panni del fratello di Salvi, i poster e le gigantografie di Milian e Bombolo che troneggiano in casa di Rocky e il cellulare con la suoneria “personalizzata” di Bombolo (un “hit” tra i coatti romani) che qui appare quanto mai fuori luogo. Ed è eccessiva la presenza del cellulare nelle mani di Amendola, testimonial proprio in questi giorni di un gestore di telefonia mobile.
Se le sequenze ambientate a Cortina sono fin troppo spettacolari per un film del genere, la scena finale, con i corpi di polizia ben schierati come da spot istituzionale e uno sguaiato sosia di Ciampi, ci fa alzare dalla poltrona con un certo disagio. E a nulla serve la telefonata di “papà”, realizzata assemblando spezzoni audio dei film precedenti.
Ahimè, bisogna rendere atto che il trash dei film girati in due settimane, con le sue comparse dalle facce patibolari, con la pubblicità “abusiva” del JB e della Pejo in ogni scena, con improbabili inseguimenti girati sulla sopraelevata della Prenestina e le sparatorie alla fornace di Grottarossa, è definitivamente morto.
Per giudicare se questo film sia pienamente riuscito bisognerà aspettare qualche tempo e vedere se sulle bancarelle a Porta Portese o Ponte delle Valli, a fianco dei classici Delitto in formula uno o Assassino sul Tevere comparirà, magari “piratato”, questo improbabile Ritorno del Monnezza.
IL FILM E' STATO ANNULLATO!!!

1 commento:

Unknown ha detto...

ciao, è possibile sapere con esattezza dove si trova (sempre se esiste ancora) la fornace abbandonata (tu dici di Grottarossa) in cui girarono numerose scene di sparatorie nei primi film del "monnezza" (Il trucido e lo sbirro, La banda del gobbo, Squadra antiscippo, per es.)? Grazie e complimenti per il blog.

 

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